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Una proposta per iniziare a vivere in un altro modo: le cooperative integrali

L’insoddisfazione rispetto al modello di vita attuale permette l’esistenza di molti progetti per vivere e relazionarsi in un altro modo, molte iniziative per cercare di essere meno dipendenti dal sistema. Alcune si sono già materializzate, altre restano dentro dell’immaginario personale di alcuni di noi, però non si sono ancora realizzate, dovuto o alla paura al cambio, o per altre ragioni. Nonostante questo, spesso disprezziamo il potenziale che abbiamo tutte le persone che rifiutiamo il modello attuale. Se in più aggiungiamo la mancanza d’organizzazione tra i diversi progetti alternativi, lo stabilimento di una iniziativa integrata e trasversale che raccoglie molti sforzi che attualmente si realizzano in un modo isolato sembra una breccia insuperabile.

Esiste una forma giuridica che ha molte possibilità, ancora non sfruttate, e che potrebbero diventare un mezzo per aiutarci in questo processo di indipendenza progressiva dal mercato e dallo stato. Si tratta delle cooperative, delle quali alcune delle sue forme abbiamo già parlato nelle pagine anteriori. Il maggiore potenziale di questo mezzo radica nelle sue possibili combinazioni, le quali permettono far crescere l’attività economica interna tra i propri membri della cooperativa. La legge prevede l’esistenza delle cooperative miste e/o integrali, dipendendo dalle leggi regionali o statali. Queste dovrebbero nascere dall’unione dei diversi tipi di cooperative, come quelle di servizio e consumo, dotandole di legalità giuridica sotto il nome di Cooperative Integrali, dunque si potrebbe materializzare la nostra idea d’integrare la cooperazione ai diversi elementi della nostra vita.

La proposta delle Cooperative Integrali nasce, per tanto, con l’oggettivo di creare un modello che ci permetta costruire uno spazio di relazioni economiche autogestionate tra i partecipanti, che sia blindata contro gli espropri privati e pubblici e che minimizzi in un modo totalmente legale il pago delle tasse e dei contributi, tutto proteggendoci dentro del possibile, dall’azione della banca e dello stato. Si tratta di una forma giuridica legale di transizione che ci permetterà costruire, a partire dall’ambito locale, una forma di vita dove ne la banca (ipoteche, debiti e conseguenze che comportano) ne lo stato (come entità che ci obbliga a vendere la nostra forza di lavoro e di sapere per coprire le necessità basiche)saranno necessari.

Come abbiamo spiegato nella pagina 8, il patrimonio di una cooperativa, creato a partire delle contribuzioni economiche dei suoi soci, no è espropriabile. Così, questo è un modo di proteggere i nostri beni, in un altro modo espropriabili se diventiamo debitori a titolo personale. L’unico requisito imprescindibile del funzionamento di questa cooperativa per proteggerci sarà che, formandone parte anche avendo debiti personali, nessuno dovrà indebitarsi a nome della cooperativa, già che i beni e i soldi di questa solo possono essere espropriati a causa dei propri debiti della cooperativa, no per i debiti dei suoi membri.

Dentro della cooperativa integrale ci saranno almeno soci di servizio con una attività economica e soci di consumo. Per quanto riguarda i soci di servizio, ogni unità produttiva avrà un conto a nome della cooperativa per ricevere il pagamento dei clienti e per poter pagare i rifornitori. Una persona con conoscenze da contabile della Commissione Economica si occuperà di velare per il buon funzionamento di questi, per evitare spiacevoli rischi per l’insieme della cooperativa. I servizi di questa persona così come altre spese comuni che possono sorgere, si pagheranno con un fondo comune (teniamo presente che si risparmiano buona parte delle spese di gestione e i pagamenti delle quote d’autonomo).

In relazione alla cooperativa di consumo, esisterà un unico conto comunitario a nome della cooperativa, gestito anche per la Commissione Economica per le spese collettive, dove si potranno domiciliare le fatture personali (che è d’utilità per le persone morose); con l’aiuto della Commissione del Consumo Cosciente si offrirà formazione e accompagnamento sul tema della riduzione del consumo (acqua, energia) e l’utilizzo dei mezzi per minimizzare i costi (telefonia per internet, etc.). Una Commissione dell’Autoccupazione si occuperà di individuare e ricompilare i lavori che son utili per la collettività e offrirà formazione, sopporto e accompagnamento alle persone che stanno cercando lavoro, o che vogliano cambiarlo, in modo da coprire le necessità della cooperativa, così come per fare in modo che ognuno che voglia, possa trovare il suo posto e la sua utilità dentro del progetto.

Uno dei principali oggettivi de la cooperativa sarà garantire le necessità basiche (alimentazione, alloggiamento, salute, educazione) dei suoi membri. Per poter compiere con questi oggettivi, si promoverà il “cambio di mani” (che non è scambio) gratuito di oggetti mediante i negozi gratis e i magazzini, dove lasceremo ciò che non facciamo servire e dove potremmo prendere, sempre che vogliamo, tutto quello di cui abbiamo bisogno; priorizzando così il concetto dell’uso sulla proprietà, della forma in cui è stato proposto negli articoli anteriori. Così, l’unico bene che si intercambia sarà il tempo dei soci e non i beni materiali. Per esempio: tu mi aggiusti una fonte d’acqua, e io ti offro il mio tempo e le mie conoscenze per ciò di cui tu hai bisogno. La moneta di scambio saranno le ore utilizzate per ogni lavoro. Un gruppo di lavoro si occuperà di dinamizzare lo scambio delle ore in modo da raggiungere l’oggettivo di potenziare al massimo le relazioni economiche senza soldi.

Per gestire le relazioni economiche con altre cooperative e progetti affini, si potenzierà lo scambio dei beni e dei servizi (quantificando le ore di lavoro mediante un registro d’ore) attraverso la Commissione degli Scambi Esterni. Visto che è raccomandabile che ogni cooperativa abbia un massimo di 100 soci, questa commissione può disporre dell’informazione di conoscere da vicino le necessità basiche da coprire dentro di ogni cooperativa, così come di conoscere i membri che ne fanno parte; generando delle relazioni di fiducia che facilitano l’agilità della quotidianità.

Le cooperative saranno formate per gruppi d’affinità. Per tanto, il primo passo per formar parte di una Cooperativa Integrale sarà manifestare l’interesse per parte dei gruppi affini (amici, parenti, coinquilini, etc.) o delle persone individuali, attraverso il formulario che si trova nella pagina web http://www.17-s.info.
A partire da qui faciliteremo che le persone vicine possano mettersi in contatto, in modo che quando si raggiunga un numero sufficiente si possano conoscere e iniziare il processo di creazione.

Probabilmente, non sarà un cammino facile da seguire, però sicuramente sarà molto più interessante che il lavoro rutinario, l’individualismo e lo sfruttamento lavorale. Non abbiamo neanche un esempio concreto a seguire, quindi è una idea che pretende essere un forte incentivo per l’autorganizzazione sociale. Dappertutto nel mondo, alternative che da anni funzionano, come le cooperative di consumo ecologico, le reti di scambio, le monete complementari e l’economia solidaria, cercano oggettivi simili da diversi punti di vista. Questa contribuzione delle Cooperative Integrali vuole creare una metodologia per integrare molte di queste idee con i nuovi bisogni vitali di molte persone in un momento di crisi. Ci organizziamo per vivere molto meglio?
Per partecipare leggete la pagina 18 e iscrivetevi alla web.

http://www.17-s.info
Per altre informazioni, metodologia e passi a seguire: http://www.17-s.info/node/817

coopesintegrals@podem.cat

nicola (no verificado)
no tiene un estado.
Grupos: ninguno
interessante

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