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I poteri economici, immuni all'azione dei tribunali

Banche e grandi imprese approfittano dei paradisi fiscali per evadere imposte

Francesc Ferrer

torre bbva madrid

Se vivessimo in un paese democratico tutte le persone sarebbero uguali di fronte alla legge, tale e quale come dice l'articolo 14 della Costituzione spagnola. In questo testo parleremo di quanto lontana sia la verita da questa affermazione.

Nove su dieci “grandi proprieta'” spagnole evadono le tasse. Il gruppo dei Tecnici del Ministero delle Finanze (Gestha) ha denunciato che circa l'86% delle “grandi proprieta' spagnole” con patrimonio superiore ai 10 milioni di euro eluda le proprie obbligazioni fiscali non dichiarando imposte sul patrimonio.
Secondo i Tecnici del Ministero, la frode e' concentrata a quelle proprieta' relazionate a capitali mobili e immobili.

Attualmente, solo 132 contribuenti dichiarano un patrimonio netto superiore ai 30 milioni di euro, fatto questo che suppone l'ingresso nelle casse pubbliche di qualcosa come 42,5 milioni, ossia, una media di 322.000 euri per dichiarante. All'incirca 2.525 cittadini dichiarano un patrimonio netto totale compreso tra i 6 ed i 30 milioni di euro, che costituisce il 10% del pagamento dovuto allo stato per l' Imposta sul Patrimonio.

Secondo Gestha, l'economia sommersa nello stato spagnolo corrisponderebbe al 23% del PIL, dal quale il ministero del Tesoro avrebbe dovuto incassare 208.000 milioni di euro nel 2007. Buona parte di questi sarebbero i soldi che i piu' ricchi dello stato avrebbero rubato ai cittadini in un solo anno.

Gran parte di questi evasori si avvalgono di paradisi fiscali, che sono paesi che non riscuotono imposte, o meglio ne riscuotono molto poche sul capitale straniero presso loro depositato e che offrono il segreto bancario per i loro clienti.

Secondo quanto ci spiega la rivista Temas, i dati, che scarseggiano, confermano comunque l' intenso ricorso a centri finanziari di bassa o nulla domanda tributaria da parte di banche e gruppi imprenditoriali spagnoli. Secondo il Ministero dell'Industria, nell'ultimo semestre del 2007 le imprese spagnole hanno “canalizzato” piu' di 3.000 milioni di euro attraverso paradisi fiscali e paesi con poche imposte come l'Olanda. La banca approfitta anche delle proprie filiali nei paradsi fiscali.
L'antico responsabile della guardia di Finanza, Carlos Jiménez Villarejo, lo ha denunciato citando i casi del Santander e BBVA, che hanno ciascuno piu' di 30 filiali in questi territori, sopratutto nelle isole Cayman. Nuria Almiron, autrice del libro “processo al potere”, afferma che il 15% circa delle societa' di queste banche sia ubicato in paradisi fiscali, realta' ben conosciuta nel mondo finanziario, taciuta pero' sistematicamente dai mass media.

Il caso delle cessioni di credito

La presunta azione delittuosa di determinate banche non e' stata ignorata, alcune persone e istituzioni hanno denunciato determinate entita; altro sarebbe conseguirne la condanna.

Un caso paradigmatico dell'immunita' bancaria di fronte al sistema giudiziario e' quello delle “cessioni di credito” del Banco di Santander. Tra il 1988 e il 1989, il Santander raccolse quasi mezzo miliardo delle antiche pesete -piu' di 3.000 milioni di euro- in nuovi depositi. Per attirare un tale volume di denaro in cosi' poco tempo, l'entita' finanziaria si servi' di una figura legale (le “cessioni di credito di nuda proprieta'”), che consistono nel “passare” le responsabilita' legali da un creditore ad un altro, tutto con la pretesa di liberare questi depositi delle loro responsabilita' fiscali.
Con la reclamazione del Fisco, nell'informe che l'organo somministro' al Ministero delle Finanze s'identificarono fino a 9.566 operazioni con la titolarieta' cambiata da parte del banco che accumulavano piu' di 145.000 milioni di pesete e nelle quali figuravano morti, disoccupati
o pensionati, persone quidi senza potere di acquisto tra i suoi titolari. Alla fine dell'inchiesta, l'Agenzia Tributaria reclamava ancora piu' di 14.000 milioni di euro come tributi non riscossi, e inoltre, 1.500 operazioni non si identificarono o non se ne localizzarono i titolari. Al procedimento giudiziario mancava la collaborazione necessaria che il banco invece facilitava ai propri clienti per occultare i dati al Fisco ostacolando le indagini dei Finanzieri prima e in seguito al giudice incaricato di istruire il caso.

Dopo 15 anni di processo, di quella che era in pratica la piu' grande frode fiscale della storia spagnola, il BSCH ottenne che l' incaricato del Fisco, in rappresentanza dell' Agenzia Tributaria, lo scusasse, chiedendo l'archiviazione del caso fino a sette volte (alla stessa maniera del Ministero delle Finanze, che ne chiese l'archiviazione fino a quindici volte).

Infine, il passato 3 dicembre del 2007 il Tribunale Supremo decise, a maggioranza, l'archiviazione del caso delle cessioni di credito nel quale era imputato Emilio Botin come presidente del Santander, oramai solo pendeva l'accusa popolare costituita dall'Associazione in difesa degli Investitori e Clienti di IC-V.

La sorprendente giustificazione di questa archiviazione era che “non si puo' citare a giudizio niente e nessuno con le sole richieste della pubblica accusa, nel caso in cui la parte offesa non formi parte dell'accusa”. In cambio in tutto il Codice Penale non si trova traccia alcuna di qualsivoglia limitazione al potere della pubblica accusa e, per tanto, non c'e' nessuna giustificazione legale che la renda insufficente per andare in giudizio.

Essendo la sentenza senza precedenti per il Tribunale Supremo, il verdetto del caso delle cessioni di credito fu battezzato in ambito giudiziale come la “Dottrina Botin”,denominazione che dona l'idea del potere di cui puo' godere un banchiere
all'ora di essere processato (fino al punto di reinterpretare la legge per non condannarlo). La prova di questo e' che posteriormente, nel dicembre 2007, almeno in due processi la difesa ha chiesto d'applicare la dottrina Botin (Caso Atutxa e Caso acido borico), e il tribunale lo ha respinto. Cosi' che possiamo concludere che l'unica cosa chiara di questa dottrina sta nel suo nome: si applica a Emilio Botin e basta.

Non e' stato questo l'unico processo nel quale il banchiere piu' potente dello stato si e' salvato dalla condanna grazie alla mancanza di interesse da parte dei giudici di processarlo. Nel novembre del 2006 fu archiviata una querela presentata contro di lui e altri 21 illustri responsabili dell'acquisto di Banesto da parte del Banco di Santander, tra i quali spiccava l'ex-governatore della banca di Spagna, Luís Angel Rojo, e alcuni membri della famiglia Botin. Li si imputava, tra le altre cose, di delitti fiscali per 262.000 milioni di pesete e la malversazione di cambiali pubbliche per piu' di 327.000 milioni di pesete. Il giudice Garzón archivio', un'altra volta, la querela del Pubblico Ministero.

Possiamo interpretarlo come vogliamo, ma dobbiamo sapere che lo Stato – sia il governo, sia il sistema giuridico– sempre verra' meno alle proprie funzioni quando si trovi a dover far fronte al potere con la P maiuscola.

Una legge centenaria quasi sconosciuta proibisce l'usura

La legge contro l'usura (datata 23 luglio del 1908), continua a essere in vigore dopo essere stata modificata dalla legge che tratta i procedimenti civili 1/2000. Il primo articolo della legge dice che “sara' nullo il contratto di prestito nel quale siano stipulati interessi notabilmente superiori al denaro e manifestamente sproporzionati con le circostanze del caso”. Dato che la legge non stabilisce cosa significhi “notabilmente superiore”, e' il tribunale Supremo che storicamente e' stato incaricato di fare giurisprudenza. Le proprie sentenze in tutti questi anni hanno reso nulli i contratti con interessi superiori di 2,5 volte il prezzo del denaro. Dato che attualmente il prezzo del denaro e' situato al 4,25%, se si segue questa dottrina, i prestiti operanti oggi superiori al 10,7 d'interesse dovrebbero essere dichiarati illegali. Casi come quelli di molte carte di credito di banche e molti prestiti bancari e associazioni finanziarie di credito, che funzionano per telefono e internet (per ex. Cofidis, Finconsum, Mediatis...), dovrebbero essere annulati in massa, visto che superano largamente e alcuni dei quali al di sopra del 20% del prezzo del denaro.

Tutto questo e il fatto che la legge sia tanto cosi' poco conosciuta, fa che ci siano molte poche denunce basate su questa legge e in cambio si permette che prestiti di questo tipo si pubblicizzino nelle televisioni e nei giornali, senza alcun rispetto.

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